Il mercato della frutta: Yak Seah Beow, Leftover Forever

Ero seduta sola in galleria, in un momento in cui non pensavo a nulla in particolare, quando una melanzana ormai marcia cade giù…

Questo era il naturale processo di decomposizione e decostruzione cui sarebbe andata incontro l’opera di Yak Seah Beow, l’artista malesiano che per la mostra “Il mercato della frutta” ha realizzato un’installazione dal nome Leftover Forever (rimanenze infinite), utilizzando frutta, ortaggi e oggetti trovati, tutti reperiti a Ladispoli coerentemente alla linea di pensiero su cui si è sviluppato il progetto complessivo dell’esposizione.

Yak Seah Beow - Leftover Forever, 2009

Ad un primo impatto l’opera di Yak si prestava ad una lettura di opposti: organico/ inorganico, stabile/instabile, utilizzabile/inutilizzabile. Mentre la osservo mi viene subito in mente un riferimento all’Arte Povera (quel cespo di insalata su una sedia mi ricorda un’opera di Giovanni Anselmo[1]); un’influenza nello stile dell’artista malesiano che lui stesso mi ha poi confermato durante una conversazione informale. L’aspetto però più evidente era il sapiente gioco di equilibri su cui era costruita l’installazione, che al pregio di essere un’opera ben riuscita univa la capacità di stimolare la curiosità dei visitatori verso le varie tecniche messe a punto da Yak, invitandoli a scoprirne i trucchi per tutta l’estensione dell’opera dislocata nello spazio della galleria, e dunque ad averne una visione completa.

I vari ortaggi e frutti concatenati alle sedie e ai tavoli utilizzati per creare quella struttura ibrida, mostravano una disposizione che solo in apparenza poteva dirsi casuale. Analizzando in maniera più approfondita la scelta della collocazione dei diversi frutti/ortaggi si poteva provare il sottile piacere del ravvisare attenti giochi di geometrie, incastri e irregolarità spesso avvalorati anche da uno sorprendente risultato estetico, un’impressione che potrebbe trovare conferma nel modo di lavorare dell’artista; nei giorni precedenti l’apertura della mostra, infatti, ho avuto alcune occasioni per osservare l’artista all’opera. Yak non mostrava alcuna apprensione per i tempi di completamento della sua installazione: con precisione e concentrazione aggiungeva, toglieva o sistemava di volta in volta le varie parti dando l’impressione di farlo esattamente nel momento in cui andava fatto, come se la trasformazione del suo pensiero in opera stesse avvenendo in maniera lineare, senza incertezze o esitazioni di sorta.

Yak Seah Beow - Leftover Forever, 2009. Particolare dell'installazione.

L’opera site-specific realizzata dall’artista presso il mercato di Ladispoli, includeva anche una performance della durata di due giorni, che si è svolta contestualmente all’esposizione dell’installazione. Dalla mattina alle 8 fino al pomeriggio alle 17 circa (eccetto per una pausa pranzo), Yak si è messo a disposizione di chi ne avesse fatto richiesta per prestare un’ora di servizio, durante la quale gli poteva venir chiesto di fare qualsiasi cosa. Per gestire le varie richieste e distribuirle nell’arco delle due giornate, vi era un apposita grande tabella esposta in galleria (dove si trovavano anche l’installazione e l’altra opera di Wang Ruobing), dove i richiedenti potevano prenotare l’ora e il tipo di servizio desiderati.

L’inclusione della performance all’interno dell’opera dava luogo ad altre e significative letture di opposti, ravvisabili non solo nella materialità dell’installazione contro l’effimero della performance, ma soprattutto nel contrasto tra la negazione all’utilizzo degli oggetti dell’installazione (la frutta, gli ortaggi e il mobilio, oggetti di quotidiano consumo ed uso) e l’effetto pratico cui dava luogo la performance (che si sarebbe risolta appunto nella concretizzazione di un’azione).

La parte performativa è un punto fondamentale nel lavoro dell’artista, che intende impostare la sua attività soprattutto sulle relazioni umane, per mezzo di azioni basate sulla condivisione e lo scambio, che sono i punti cardine sui cui l’evento de “Il mercato della frutta” è stato costruito.

Il cibo inoltre – i prodotti del mercato utilizzati, in questo caso – è un altro elemento di grande importanza per Yak: non solo è per sua stessa natura l’oggetto primario di scambio, ma anche il mezzo attraverso il quale si condividono i principali momenti di relazione; da qui, dunque, la volontà di utilizzarlo come strumento di comunicazione nel lavoro artistico, e non solo….dal momento che Yak, oltre ad essere artista, è anche cuoco in un ristorante.


[1] Giovanni Anselmo, Senza titolo, 1968, lattuga, filo di rame, granito, 12 cm.

 

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